“Where’s The Revolution” ossia la vecchia rivoluzione dei Depeche Mode

depeche-mode-wheres-the-revolution-1486080441-compressedE’ arrivato il nuovo video dei Depeche Mode, “Where’s The Revolution“, primo singolo estratto dall’album “Spirit” in uscita il 17 Marzo prossimo.

Il video – diretto dall’immancabile Anton Corbijn – presenta tutte le caratteristiche stilistiche del regista/fotografo olandese che, nel corso degli anni, ha saputo regalarci videoclip che s’avvicinano più a dei veri e propri cortometraggi piuttosto che semplici filmati d’accompagnamento alla musica.

Where’s The Revolution” – come dichiarato dalla stessa band inglese – vuole essere una critica decisa ai movimenti politici degli ultimi anni, pesantemente basati sul nazionalismo, sull’isolamento di stampo razzista e monetario, sul ritorno a una politica aggressiva e sul crescente desiderio di rivalsa storica.

Girare un video su questi temi e, allo stesso tempo, evitare di far passare un messaggio politicizzato a favore – o contro – un determinato schieramento politico è abbastanza complicato, oltre che pericoloso dal punto di vista puramente commerciale poiché si rischia di scatenare un tiro-al-bersaglio da parte di coloro che vedrebbero nella band una cieca presa di posizione.

Ma Corbijn ha trovato una soluzione artistica illuminante: ha tracciato l’evoluzione storica dell’ideologia, prendendo come idealtipo l’idea di stampo comunista senza usare, ovviamente, simboli politici. Ecco quindi che i tre musicisti indossano la tipica barba ottocentesca come fossero “padri fondatori” – la mente vola a Marx e Engels – ma più che un riferimento diretto ai personaggi storici è una critica intrinseca all’ideologia, nata in un contesto sociale lontano anni luce dal mondo in cui viviamo.

I Depeche Mode spingono dunque un palchetto di legno – il “pulpito politico” – diffondendo l’idea attraverso i comizi, in sostanza mettono in moto la propaganda; dai moti operai di inizi ‘900 si arriva ai giorni nostri: cambiano i meccanismi sociali, cambiano gli elettori, cambiano gli interessi, cambiano i politici che si fanno carico di quell’eredità politica – professando l’Idea mediante slogan moderni dal sapore retrò -, la stessa politica muta cercando di adattarsi al flusso degli eventi ma ciò che non cambia è proprio l’ideologia in sé, stagnante in un mondo retrogrado ed incapace di affrontare con occhio costruttivo i problemi odierni.

Una sorta di “Angelus Novus” che progredisce volgendo però lo sguardo al passato.

Dave Gahan, durante un comizio, osserva la parata politico-militare.

Come detto il video non si riferisce specificatamente a un’ideologia, bensì vuole dimostrare come le ideologie di stampo populista siano antiquate, tutt’altro che rivoluzionarie al giorno d’oggi. “Where’s The Revolution” non è una frase di speranza, al contrario è un’interrogativo critico: Trump, la Brexit, Marine Le Pen…dov’è la rivoluzione in tutto questo?

Ciò che si fa passare per rivoluzionario è già stato sperimentato in passato – il nazionalismo, la chiusura delle frontiere, l’indipendentismo monetario, il razzismo – dunque questa rivoluzione è falsa, si tratta di antiche idee riadattate. A spingere quei palchetti, in sostanza, ci sono ancora i “barboni” di fine ‘800.

E l’immagine finale del video, in fondo, mette in luce come anche quest’ultimi si rendano conto dell’utopia fuorviante delle loro idee rivoluzionarie.

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